Ogni lavoratore dipendente in Italia accantona, mese dopo mese, una porzione del proprio stipendio sotto forma di Trattamento di Fine Rapporto. Si tratta di circa il 6,91% della retribuzione annua lorda, una cifra che nel corso di una carriera può raggiungere importi significativi. Eppure, quando si tratta di decidere dove destinare il TFR, la maggior parte delle persone non fa una scelta consapevole.
Lasciarlo in azienda sembra la decisione più "naturale", quella che non richiede nessuno sforzo. Ma naturale non significa necessariamente conveniente. Vediamo perché.
Cosa succede se il TFR resta in azienda
Quando il TFR rimane presso il datore di lavoro, viene rivalutato ogni anno secondo una formula fissa: l'1,5% più il 75% dell'inflazione annua misurata dall'ISTAT. In un periodo di bassa inflazione, come quello che abbiamo vissuto tra il 2015 e il 2021, questo rendimento è stato piuttosto modesto, spesso inferiore al 2% annuo lordo.
Ma c'è un aspetto che molti ignorano. Se lavori in un'azienda con più di 50 dipendenti, il tuo TFR viene trasferito al Fondo di Tesoreria INPS: non è più "in azienda" nel senso tradizionale del termine, anche se la rivalutazione resta la stessa. Se invece lavori in un'impresa più piccola, il TFR resta effettivamente nei conti dell'azienda. Questo significa che, in caso di difficoltà finanziarie del datore di lavoro, il tuo capitale è potenzialmente a rischio.
Esiste il Fondo di Garanzia INPS che tutela i lavoratori in caso di insolvenza del datore di lavoro, ma i tempi di recupero possono essere lunghi e il processo non è sempre immediato.
L'alternativa: destinare il TFR a un fondo pensione
L'altra opzione è conferire il TFR a una forma di previdenza complementare, ovvero un fondo pensione negoziale (di categoria) o un fondo pensione aperto. In questo caso, il capitale non viene semplicemente "parcheggiato": viene investito sui mercati finanziari attraverso comparti con diversi livelli di rischio, dal garantito (che protegge il capitale) all'azionario (che punta alla crescita nel lungo termine).
I rendimenti storici dei fondi pensione italiani, soprattutto nei comparti bilanciati e azionari, hanno nella maggior parte dei casi superato la rivalutazione del TFR lasciato in azienda. La Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP) pubblica ogni anno dati che confermano questo trend nel medio-lungo periodo.
Ma il vantaggio non è solo nei rendimenti. Aderendo al fondo pensione di categoria, in molti contratti collettivi il datore di lavoro è tenuto a versare un contributo aggiuntivo, a condizione che anche il lavoratore versi una propria quota. È una somma di denaro che spetta al lavoratore ma che, se non aderisce al fondo, semplicemente non riceve. È come rifiutare un aumento di stipendio senza saperlo.
I numeri che contano
Facciamo un esempio concreto. Un lavoratore di 30 anni con uno stipendio lordo annuo di 28.000 euro accantona circa 1.935 euro di TFR all'anno. Ipotizzando una carriera di 35 anni:
Scenario A — TFR in azienda
Con una rivalutazione media annua lorda del 2,5%, al termine dei 35 anni il montante accumulato sarà di circa 97.000 euro lordi. A questo importo si applica la tassazione separata, con un'aliquota media intorno al 23%.
Scenario B — TFR in un fondo pensione
Con un rendimento medio annuo netto del 4% (dato realistico per un comparto bilanciato), il montante sale a circa 140.000 euro. La tassazione alla prestazione è agevolata: si parte dal 15% e si può scendere fino al 9% dopo 35 anni di permanenza nel fondo.
La differenza tra i due scenari è di oltre 40.000 euro netti. Non è una cifra trascurabile. Rappresenta il costo dell'inerzia, il prezzo della "non scelta".
Il vantaggio fiscale che pochi conoscono
C'è un ulteriore beneficio che rende la previdenza complementare ancora più interessante. I contributi versati al fondo pensione — sia quelli volontari sia la quota del datore di lavoro — sono deducibili dal reddito imponibile fino a un massimo di 5.300 euro all'anno. Questo significa un risparmio fiscale immediato che, a seconda dell'aliquota marginale IRPEF, può valere tra il 23% e il 43% di quanto versato.
In pratica, se versi 2.000 euro aggiuntivi al fondo pensione e la tua aliquota marginale è del 35%, risparmi 700 euro di tasse già nella dichiarazione dei redditi dell'anno successivo. È un rendimento "garantito" che si aggiunge a quello dell'investimento.
Perché, allora, così pochi lo fanno?
Le ragioni sono diverse. La prima è la mancanza di informazione: nessuno ci insegna queste cose a scuola, e raramente qualcuno ce le spiega al momento dell'assunzione. Al massimo, il giorno in cui firmi il contratto, ti viene consegnato un modulo in cui devi barrare una casella entro sei mesi. Se non fai nulla, il TFR viene destinato automaticamente al fondo pensione di categoria (per le aziende sopra i 50 dipendenti) oppure resta in azienda. In entrambi i casi, non è una scelta davvero consapevole.
La seconda ragione è la percezione di "perdere il controllo" sul proprio denaro, come se destinare il TFR a un fondo pensione significasse non poterlo più toccare. In realtà, esistono possibilità concrete di anticipazione: per l'acquisto della prima casa, per spese sanitarie gravi o dopo 8 anni di partecipazione al fondo per qualsiasi motivo (fino al 30% del montante accumulato). Non sei bloccato.
La terza ragione è la diffidenza verso i mercati finanziari. Molte persone associano la parola "investimento" a rischio incontrollato, a storie di perdite drammatiche. In realtà, i fondi pensione offrono comparti con diversi profili di rischio, inclusi comparti garantiti che proteggono il capitale versato. Non sei obbligato a scegliere il comparto più aggressivo: ciò che conta è scegliere quello adatto al tuo orizzonte temporale e alla tua tolleranza al rischio.
Infine, c'è l'inerzia pura e semplice. Lasciare le cose come stanno non richiede nessuna azione. Ma in finanza, non decidere è già una decisione — e spesso la peggiore. Ogni anno che passa senza aver ottimizzato la destinazione del TFR è un anno di rendimento potenziale perso, un anno in cui l'interesse composto non ha potuto lavorare a tuo favore.
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